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McCall, il pittore delle riviste

By 10 Gennaio 2023Gennaio 11th, 2023No Comments

Copertina del New Yorker dipinta da Bruce McCall

Bruce McCall è un artista visionario e speciale, strettamente connesso alla rivista The New Yorker, per la quale ha dipinto circa 75 copertine.

Ho trovato il suo modo di “fare arte” estremamente interessante, pizzicato da uno stile retro-futuristico che non può non essere apprezzato per i tratti puliti e pieni al tempo stesso.  Il suo lavoro, che lui definisce di tecnoarcheologia, è quello di scavare nel passato per trovare futuri che non sono mai accaduti e dichiarando di dover inventare le parole che li descrivano, perché non esistono. E allora li immagina, li dipinge e ce li fa sognare. Lavora in quello che definisce “retrofuturismo”, che consiste nel riscoprire come si guardava il futuro nel passato. Ci si sbagliava immancabilmente, allora ho ripensato a come negli anni Ottanta immaginavamo un Duemila ormai alle porte con macchine volanti e robot mai arrivati. Chissà perché abbiamo sempre vagheggiato una tecnologia che imperni il nostro futuro prossimo, anziché accompagnarlo con garbo…

La pubblicità è spesso presente nell’arte del visionario McCall, ma per un fine molto diverso da quello che ci si aspetta: lui dice di utilizzare queste immagini per fini denigratori. “È una forma di vendetta” ha spiegato in un’intervista. Peccato che sia difficile da credere, perché sarebbe stato un direttore creativo straordinario. Sarei curiosa di sapere come McCall considera gli illustratori moderni, che fanno lavori eccezionali in photoshop e illustrator, senza aver mai preso un pennello in mano.

Le città e le auto sono i soggetti che McCall preferisce, ma non è raro trovare dei divertissement che alternano animali, umani e scene di ordinaria vita metropolitana. A volte, sembra di vedere i suoi personaggi che passeggiano da una parte all’altra della loro copertina, invitando l’osservatore ad entrare. Ah, cosa darei per poterlo fare ed immergermi in quel contesto confuso e frizzante che strizza l’occhio al domani tenendo per mano il passato. Un po’ come i vecchi manifesti che pubblicizzavano l’idrolitina utilizzando un bel sorriso.

Sono profondamente affascinata da questo 87enne senza tempo e con la barba ormai bianca, che ha percorso decenni di storia, semplicemente osservandola con gli occhi curiosi del giovane, vecchio saggio inesperto.  Perché McCall è tutto e niente, la contraddizione vivente di un’arte ormai agli sgoccioli, per soli amatori, che fatica a tenersi a galla tra pixels, impulsi elettrici e pulsanti che fanno tack. Un’arte che va spiegata e che non sempre si comprende, che va interpretata e su cui alla fine ci si sbaglia. Un’arte che profuma di disruptive innovation, che va a braccetto con le tele piene di impronte digitali e tubetti di colore spremuti come quelli del dentifricio. Alla fine, stampate sull’edizione digitale dell’ultima rivista.

Chissà che anche lui, come Stelfie, non sia un viaggiatore del tempo, che arriva, però dal passato. Sorridi, McCall, sorridi sempre; chissà che un giorno non si scopra il tuo volto divertito,  dipinto in un vecchio manifesto di un prossimo futuro o in un congegno elettronico di un lontano anno ormai trascorso.