Ah, gli e-book, questi sconosciuti. Almeno per me, che amo toccare la carta, meglio se un po’ ingiallita e porosa. Questione di punti di vista, come tanti temi ed abitudini, ormai.
Comunque la si pensi, è un dato di fatto che le storie che parlano di #innovazione si possano scovare anche in ambiti che tendiamo a immaginare come tradizionali e statici.
E a volte scopriamo che ci possono essere connubi vincenti che nascono proprio da questi due elementi, apparentemente così diversi e lontani.
Ne sa qualcosa Paolo Prota Giurleo, 79 anni, ex AD di Autogrill, che si è reso promotore di un’iniziativa splendida e assolutamente #out of the box, soprattutto di questi tempi, in cui il digitale ha sostituito il fruscio della carta tra le mani. Insomma, il signore in questione ha aperto una biblioteca. Ostinata. Ostinata come questa idea, che riporta indietro nel tempo, alla consultazione cartacea di libri, tomi e volumi, che facevamo una volta, nei pomeriggi o nei weekend, alla ricerca di pagine rare, impossibili da trovare sugli scaffali di un’ordinaria libreria. Ma è ostinata anche per l’indirizzo in cui è ubicata: via Osti 6 a Milano; a due passi dalla Statale, in un’area sempre gremita di gente e di studiosi. È un atto d’amore, questo. Una vera e propria dichiarazione nei confronti della cultura. Perché ci sono cose che non hanno prezzo e che amiamo far diventare circolari senza avere alcun ritorno.
Giurleo, nella sua biblioteca, ha messo una parte di sé stesso, una parte importante, direi. I libri -in prestito o in consultazione- fanno parte della sua collezione privata: oltre 10.000 pezzi, che sanno di storia e anche un po’ di casa. In perenne movimento, perché i 4.000 presenti sugli scaffali, ciclicamente saranno sostituiti con quelli non ancora esposti.
Che fascino, questi luoghi. Una volta ci si incontrava lì, per studiare, per studiarsi, per cercare e anche un po’ per cercarsi. O ritrovarsi.
C’è da scommettere che questo posto diventerà un punto di ritrovo per tanti intellettuali, curiosi o giovanissimi che non vedono l’ora di riprendere in mano, oltre a vecchi libri, quelle sane abitudini che per tanti di noi un tempo rappresentavano la normalità, ma che -come le cabine telefoniche e le gommine profumate nelle merendine degli anni Ottanta- si sono perse negli anni. Così, lentamente, senza che nemmeno ce ne accorgessimo. Sono quelle piccole, grandi consuetudini che abbiamo lasciato andare via, soltanto aprendo la mano, per farle volare via, chissà dove.
È bello sapere che, però, qualche volta, dopo aver volato per chissà dove, alcuni ricordi di una volta tornino a terra, a casa, per riprendere posto proprio lì, nello spazio che gli è sempre appartenuto: nei ricordi e negli occhi delle persone, tra i fogli -nuovi o logori che siano- di un nuovo inizio che sa di carta. E che fa fruuuusc ogni volta che ci soffermiamo ad ascoltare la voce di una pagina appena girata.
Valeria Bellobono
