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Moka Bialetti. Emozione intensa, ingegno italiano

By 10 Maggio 2024No Comments

Chi pensa che un buon caffè possa essere un vero e proprio capolavoro non sbaglia. Chiunque sia abituato a sorseggiare la corroborante bevanda aromatica ama indubbiamente l’insuperata Moka, che da sempre è sinonimo di casa e ristoro. Anche i più giovani e i frettolosi, abituati alle macchine automatiche, non possono non notare la differenza tra un caffè in capsula o cialda con quello preparato con la classica “caffettiera”. Il risultato è una vera e propria esaltazione sensoriale che risveglia tutti i sensi: il caratteristico gorgoglio anticipa l’inebriante fragranza, che si perde per l’aria della stanza, spesso valicando confini di porte e appartamenti, per andare ad annidarsi nell’incavo nasale del fortunato di turno, che non può fare a meno -istintivamente – di essere pervaso da una sensazione di profondo benessere. Il tintinnio del cucchiaino della tazzina, in cui magari è stata tuffata una bianchissima e dolcissima zolletta, fa parte del rituale, che si conclude con l’accostamento delle labbra che vanno inevitabilmente a soffiare –Fffffffffff!- su quel liquido fumante e vigoroso che obbliga il degustatore a prendersi il suo tempo, una piccola pausa che sa di attesa e di felicità. Non è un caffè mordiefuggi, preso in piedi mentre si indossa la giacca o si fa una telefonata, è un momento di decantazione, in cui ci si tuffa in quel piccolo mare scuro, perdendo per un attimo la memoria di sé. La sensazione dura solo finché il caffè è bollente, poi, come per magia, questo tempo rarefatto e profumato ci lascia la mano, ricordandoci di tornare alla nostra quotidianità. Allora lo sorseggiamo, più rumorosamente di quanto facciamo con un caffè in cialda, diciamolo, perché quella è la regola, sorridiamo e gli diamo appuntamento a più tardi, o magari al giorno dopo o chissà quando, portando nel cuore la nostra profumatissima esperienza sensoriale. Avete capito perché quello fatto con la Moka non è un normale caffè? Provate a pensarci la prossima volta, osservatevi nei vostri movimenti, pensieri, sensazioni. Sono certa che mi darete ragione. Era il 1933 quando Alfonso Bialetti e l’inventore Luigi de Ponti brevettarono la loro invenzione, prodotta successivamente in più di 105 milioni di esemplari. Il progetto non ha mai subito variazioni rilevanti, rimanendo fedele a sé stessa, come se fosse ancora stretta e avvinghiata a 90 anni fa. Così, mentre la democrazia stava velocemente appassendo, con il mondo che si preparava a gettare le catastrofiche basi della Seconda Guerra Mondiale, come nel vaso di Pandora, c’era comunque qualcosa di buono che provava a emergere e che avrebbe regalato attimi di felicità già allora, tentando forse, a suo modo, di distrarre pensieri nefasti e catastrofi mai superate. Ma questa è un’altra storia, e non ha né l’aroma, né la delicatezza della bevanda più amata e famosa del mondo.

Proprio per questo motivo sarete contenti di sapere che la nostra beniamina, diventata anche un prodotto di disegno industriale italiano famoso in tutto il mondo, è presente nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York. Accolta come una vera e propria star, per essere acclamata e ricordata per sempre.

Allora, aiutiamola a restare tale, in modo da poter rivivere, ogni volta che vorremo, l’incantesimo che trasforma dell’odorosa polvere tostata e macinata nella più fragrante delle esperienze, da sempre ospite delle nostre case.

Così tutti potranno ancora dire: “È quello della Moka, non un semplice caffè”.

Valeria Bellobono